Copertina articolo sull'intelligenza artificiale
Taccuino culturale

Umani in bozza, algoritmi in bella copia

Tre visioni dell’intelligenza artificiale: l’ottimismo escatologico di Kurzweil, la prudenza filosofica di Bostrom e lo scetticismo cognitivo di Spitzer.

C’è un dibattito curioso che attraversa il nostro tempo: l’intelligenza artificiale. Intorno ad essa si muovono profeti entusiasti, filosofi prudenti e scienziati che invitano alla moderazione. Se li osserviamo da vicino, più che un dibattito sembra quasi una piccola commedia filosofica del XXI secolo.

Eccoci così nel bel mezzo del “triangolo amoroso” tra un ottimista galoppante (Kurzweil), un filosofo prudente che teme la fine del mondo per un errore di sintassi (Bostrom) e un neuroscienziato che ci implora di non usare l’IA come alibi per la nostra pigrizia mentale (Spitzer).

L’ironia della situazione è deliziosa: mentre Kurzweil ci assicura che entro il 2030 saremo tutti immortali e pronti per il caricamento sul cloud, Bostrom ci avverte che una superintelligenza potrebbe trasformarci in graffette semplicemente perché abbiamo formulato male l’obiettivo “rendici felici”. È il genere di futuro in cui l’umanità scompare non per cattiveria, ma per un errore di formulazione.

Nel frattempo, la realtà ci regala studenti che, incaricati di analizzare il periodico illuminista Il Caffè, chiedono all’IA di generare slide sulla tostatura dei chicchi. L’Illuminismo, probabilmente, non immaginava che la luce della ragione sarebbe stata usata soprattutto per illuminare le presentazioni in PowerPoint.

Il messaggio per noi blogger e sognatori? Forse, prima di fonderci con il silicio e diventare post-biologici, dovremmo assicurarci di saper ancora distinguere tra un’idea e un algoritmo. Non è un dettaglio: gli algoritmi riconoscono pattern, le idee invece — ogni tanto — disturbano.

La vera sfida non è se l’IA diventerà umana, ma se noi diventeremo così standardizzati da farci sostituire da una macchina da pattern. Il rischio non è la ribellione delle macchine; è la nostra sorprendente capacità di diventare prevedibili.

Prima di connettere il neocortex al Wi-Fi, converrebbe verificare che il pensiero critico non sia già andato offline.

E, con una punta di ironia degna dei nostri migliori moralisti moderni, forse vale la pena ricordarlo: prima di caricare la coscienza sul cloud, converrebbe salvare almeno un pensiero originale. Non si sa mai.

Fonti e letture

Ray Kurzweil, The Singularity Is Near: When Humans Transcend Biology, Penguin Books, 2006.
Nick Bostrom, Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies, Oxford University Press, 2014.
Manfred Spitzer, Intelligenza artificiale, Corbaccio, 2023.

Tre autori, tre modi di guardare allo stesso abisso: entusiasmo tecnologico, prudenza filosofica, scetticismo neuroscientifico.