Novella Gotica

L'eredità occulta

di Nadia Delle Site

Racconto Gotico Metanarrativo

L'eredità occulta


Era una notte buia e tempestosa illuminata in lontananza solo da soffi di lampi, e si sentiva un gatto che miagolava in modo straziante (così di solito iniziano i racconti gotici, quelli seri, della tradizione inglese). Il vento ululava tra i rami spogli e stecchiti degli alberi, producendo un sibilo sinistro: echi e sussurri di un mondo oscuro in cui l'anima si perde e il cuore batte incerto. La pioggia, implacabile e furiosa, si abbatteva con violenza sui vetri della vecchia magione, creando un tintinnio continuo, e le gocce d'acqua scivolavano lungo le finestre sporche, distorcendo l'immagine di ciò che si nascondeva dietro di esse. L'incessante tambureggiare della pioggia aggravava il senso di angustia e di devastante solitudine (spero, caro lettore, che tu possa comprendere l'eccessiva enfasi nella descrizione di luoghi terrificanti e orridi, ma devo creare una atmosfera paurosa e lugubre sicché…)

Antonio (nella realtà mio nipote, ignaro del tiro mancino che gli sto tirando con questo scritto) era appena arrivato in quella dimora isolata e misteriosa, ereditata da una prozia sconosciuta. La casa stessa sembrava portare i segni del tempo e delle sofferenze passate. Le pareti sbrecciate e screpolate raccontavano storie mai rivelate, mentre le travi di legno marcio scricchiolavano sotto il peso degli anni. Le finestre, sporche e incrinate, sembravano occhi appannati che scrutavano il mondo esterno con una malinconica tristezza. Non aveva mai conosciuto la parente defunta, ma sapeva che era stata una donna eccentrica e bizzarra con un forte senso dell'humor nero, scrittrice di romanzi gotici, famosa per le sue storie di fantasmi e di orrori.

Era un giovane uomo dallo sguardo tormentato. I suoi occhi, solitamente intensi, riflettevano una profonda tristezza e una sorta di inquietudine interiore. Il suo viso era solcato da rughe premature che narravano la storia di una vita vissuta tra le avversità e i rimpianti. Il suo incedere era lievemente curvo, quasi portasse il peso del mondo sulle spalle. La sua camminata era lenta e pensosa, come se ogni passo fosse una fatica e un modo per ripensare le sue esperienze passate.

La solitudine era un tratto distintivo di Antonio; essa aveva lasciato un'impronta indelebile sulla sua personalità, rendendolo riservato e poco incline a instaurare relazioni profonde con gli altri. Nonostante fosse triste era saggio; aveva attraversato molte sfide nella sua vita e acquisito una profonda conoscenza del mondo e di sé stesso. La sua mente era una tana di pensieri e riflessioni, e spesso si perdeva in profonde meditazioni sulla vita, la morte e il significato dell'esistenza. Era un giovane contorto, spesso in conflitto con se stesso. Le sue azioni e le sue decisioni erano spesso guidate da un intreccio pericoloso di dolore, pentimento e un fiotto di speranza che ancora lottava per emergere; insomma affrontava i suoi demoni interiori, cercando disperatamente una redenzione e un senso di pace interiore. (forse mi sono fatta prendere troppo la mano, sembra il protagonista Raskolnikov di Delitto e Castigo…)

Egli era curioso di scoprire i segreti di quella casa e di quel genio letterario della sua prozia. Si mise ad esplorare le stanze polverose e silenziose, sperando di trovare qualche manoscritto inedito, qualche oggetto interessante. Entrò nella biblioteca, dove si trovavano centinaia di libri antichi e rari, molti dei quali scritti da quella ingegnosa scrittrice. Prese in mano uno di essi, intitolato "La casa dei segreti", e lo aprì a caso.

Lesse il primo paragrafo che gli capitò sotto gli occhi:

"La casa dei segreti era una dimora isolata e misteriosa, ereditata da una lontana sconosciuta. Il nipote, appena arrivato in quella notte buia e tempestosa illuminata in lontananza solo da soffi di lampi, si mise a esplorare le stanze polverose e silenziose, sperando di trovare qualche manoscritto inedito o qualche oggetto interessante…"

Antonio rimase sbalordito. Quelle parole descrivevano esattamente il suo presente. Era possibile che la sua parente avesse previsto il suo arrivo e avesse scritto una storia su di lui? O forse si trattava solo di una mera coincidenza? Il giovane sentì un brivido lungo la schiena. Decise di continuare a leggere il libro, per scoprire cosa sarebbe successo al protagonista.

"Benvenuto nella casa dei segreti, nipote. Spero che ti piaccia la mia storia. Perché ora ne fai parte tu…"
— La Prozia · dal buio
La fuga impossibile

Ma non appena girò la pagina, sentì un rumore alle sue spalle. Si voltò e vide una figura diafana che lo fissava con occhi vuoti. Era la prozia, o meglio il suo fantasma. Antonio urlò di terrore e lasciò cadere il libro. Lo spirito si avvicinò a lui e gli sussurrò con voce spettrale: "Benvenuto nella casa dei segreti, nipote. Spero che ti piaccia la mia storia. Perché ora ne fai parte tu…"

La spettrale entità si manifestò nell'oscurità improvvisamente, era come se avesse attraversato i secoli (grande prosopopea lessicale, ma sono io che scrivo e quindi mi concedo tante libertà). Aveva l'aspetto di una donna anziana, con i capelli bianchi e lunghi e le vesti logore. Il suo volto era scavato dalle rughe e dalle sofferenze. I suoi occhi, una volta brillanti e vivaci, ora erano privi di vita e inespressivi, come due pozzi senza fondo immersi nell'oblio. La sua pelle era gelida come il ghiaccio, e il suo respiro era come una nebbia densa che usciva dalla sua bocca.

Il giovane uomo cercò di scappare dalla biblioteca, ma la porta si chiuse; tentò di aprirla con forza, ma era bloccata. Si sentì prigioniero in quella stanza piena di libri e di ombre. Il fantasma gli si avvicinò ancora di più e gli disse:

Il dono maledetto della scrittura

"Non aver paura, nipote. Non voglio farti del male. Voglio solo condividere con te il mio dono: la scrittura. Ti insegnerò tutto quello che so, ti mostrerò i miei trucchi, ti farò vedere i miei manoscritti inediti. Ti renderò il mio erede letterario."

Antonio non capiva cosa volesse dire il fantasma. Non aveva nessuna voglia di diventare uno scrittore come lei. Voleva solo uscire da quella casa maledetta e dimenticare tutto quello che era successo.

"Ma io non voglio scrivere!" protestò. "Io voglio andarmene da qui!"

"Non puoi andartene, nipote. Sei legato a me e a questa casa da un vincolo indissolubile. Hai aperto il mio libro, hai letto la mia storia, hai attivato la mia maledizione. Ora sei tu il protagonista della casa dei segreti, e non potrai mai uscirne. Puoi solo scrivere. Scrivere fino alla fine dei tuoi giorni. Scrivere la tua storia, la mia storia, la nostra storia. Scrivere per vivere, scrivere per morire."

Il fantasma gli porse una penna e un foglio di carta.

"Comincia subito, nipote. Scrivi il tuo primo capitolo. Scrivi: Era una notte buia e tempestosa…"

· · ·

Il giovane guardò il foglio bianco con orrore. Non sapeva cosa scrivere. Non sapeva come uscire da quella trappola infernale. Si sentì impotente e disperato e pensò anche che fosse uno scherzo (letterario, considerando la zia reale e il suo terrificante umorismo…)

Il giovane sentì il cuore battere accelerato nel petto, mentre l'ansia lo avvolgeva come un'ombra opprimente. La sua mente era in tumulto e il foglio bianco davanti a lui sembrava una tela vuota.

Sfiorò la penna con le dita tremanti, ma le parole si rifiutavano di fluire. Ogni tentativo di iniziare una frase si tramutava in un groviglio di parole senza senso; il giovane si sentì in balia di forze invisibili (come se anche la scrittrice di questo racconto si divertisse a tormentarlo e, detto tra noi, dietro l'ectoplasma c'era proprio la sua onnipresente zia che non ama stare ai margini).

L'Autrice — SPLENDIDAMENTE minacciosa

L'autrice DI QUESTO RACCONTO si palesò davanti a lui assumendo le sembianze di una figura SPLENDIDAMENTE minacciosa (È IL MIO MOMENTO). Il suo sguardo era penetrante, come se potesse leggere nella sua anima, e un sorriso malizioso si dipinse sul suo volto (continua il momento autoreferenziale di inaudita potenza descrittiva).

Con una voce tagliente, la compositrice iniziò a narrare i dettagli più intimi e oscuri della vita del giovane. Le sue parole evocavano immagini che rivelavano segreti nascosti e paure profonde. Era come se l'autrice si fosse trasformata nella protagonista (ipertrofica personalità) della novella, capace di terrorizzare il giovane senza pietà.

L'autrice, realmente imparentata con Antonio, e probabilmente gelosa del potere e del successo della defunta prozia (SENZA OMBRA DI DUBBIO), entrò improvvisamente nella storia. Vestiva abiti di foggia elegante. I suoi capelli castani cadevano mollemente intorno al suo viso pallido e perlaceo. Il suo sguardo implacabile sembrava scrutare l'anima del giovane, come se potesse leggere ogni suo pensiero e desiderio più profondo.

Un sorriso malizioso si dipinse sulle sue labbra, accentuando le rughe sottili che solcavano il suo volto. Era come se la scrittrice si divertisse follemente a giocare con il ragazzo, a tormentarlo con le sue parole e a rivelare segreti oscuri. (Momento autobiografico che ricorda l'infanzia di mio nipote e LA NOVELLA DEL SIGNORE DEL SILENZIO CON CUI SPAVENTAVA IL TENERO VIRGULTO). Il suo tono di voce faceva rabbrividire il giovane, mentre le sue parole evocavano immagini perdute e dissonanti.

Ma nonostante la sua presenza delirante, c'era dell'ironia beffarda in lei, come se godesse nel controllare la vita del giovane attraverso le sue creazioni letterarie. Era come se tutto fosse solo un calembour per lei, una sorta di scherzo letterario sadico che le procurava un piacere perverso. Il suo sorriso malizioso e il suo tono di voce beffardo ne erano la prova tangibile.

La scrittrice era una figura dominante, in grado di piegare la realtà alle sue volontà e di plasmare la storia a suo piacimento (DELIRIO LETTERARIO, D'ALTRONDE MI SONO DESCRITTA COSÌ). La sua mente affilata come una penna si intrecciava con la sua creatività oscura, creando un connubio inquietante e irresistibile.

Mentre il giovane guardava sua zia con una miscela di terrore e fascino, si rendeva conto che era un'entità letteraria potente e spietata, capace di terrorizzare e dominare i suoi personaggi, compreso lui, con la sua presenza imponente (CLASSICA ALBAGIA DEL NOVELLATORE).

Antonio, in preda all'angoscia, si rese conto che era inutile lottare contro le due entità malefiche.

"Per favore, lasciatemi andare!" le supplicò. "Non voglio fare parte della vostra storia! Non voglio essere il vostro erede! Non voglio essere come VOI!"

Il fantasma e l'autrice risero in modo infernale.

"Troppo tardi, nipote. Ormai sei entrato nel NOSTRO mondo, e non ne uscirai mai più. Sei il NOSTRO successore, il nostro erede. Sei lo scrittore della dimora dei segreti, e noi saremo la tua fonte di ispirazione. Insieme creeremo capolavori di letteratura gotica, che faranno tremare i lettori di tutto il mondo. Insieme vivremo per sempre, in questa casa maledetta."

Antonio sentì le lacrime scendere dagli occhi. Non c'era via d'uscita. Non c'era speranza. Non c'era fine.

Prigioniero della penna di sua zia
Solo un sussurro che risuonava nell'abisso della notte, la voce del mistero

Prese la penna e iniziò a scrivere: "Era una notte buia e tempestosa illuminata in lontananza solo da soffi di lampi."

(chiedo perdono a E. Allan Poe e a mio nipote e ai miei 2 o 3 lettori)
(chiedo venia anche a Pascoli per avermi ispirata con Novembre nella descrizione della notte…
sono pur sempre una insegnante di lettere di una certa età, corbezzoli)